Entra nella sfera del futuro mobile
Drastico calo della tradizionale messaggistica testuale nel corso delle festività passate: è la fine di un'epoca?
Solo qualche anno fa erano i padroni indiscussi delle festività a cavallo tra Natale e Capodanno. Milioni di SMS inviati per gli auguri ad amici, parenti, conoscenti, colleghi, catene di Sant'Antonio e una pletora di promozioni offerte ai loro clienti dai gestori mobili. Dopo le Summer Card le Christmas Card, attesissime e di grande successo, con cui si potevano inviare migliaia di messaggi incessanti, grazie al fatto che con pochi euro se ne avevano una quantità davvero importante.
Pian piano, negli anni, i nuovi mezzi di comunicazione hanno prima affiancato gli SMS, poi lentamente superati, in modo tale che - grazie a Facebook, Twitter e ai nuovi modi di comunicare - il risultato (quasi) finale lo si è visto quest'anno. Pochi gli SMS inviati, pochi quelli ricevuti: un trend che non solo ci riguarda da vicino ma che ha interessato anche altri Paesi nel mondo, Paesi in cui il traffico SMS era davvero notevole.
La messggistica istantanea di cui ormai godiamo grazie alle varie tariffe Internet flat fanno sì che siano stati Skype, Viber, Path, WhatsApp, TalkBox a portare alle persone care i nostri auguri questa volta. Un calo anche dettato da una maggiore socialità che ha paradossalmente limitato l'invio indistinto e selvaggio e fatto concentrare sugli affetti veri. Niente più auguri a prescindere, anche a persone che senza dubbio non si conoscono, o conoscono poco, che ha determinato una drastica limitazione proprio nell'utilizzo della tradizionale, e ormai anacronisticamente costosa, messaggistica testuale.
Restano esclusi i "pochi" che ancora non possiedono uno smartphone ma per loro l'onnipresente Facebook ha fatto il lavoro restante, galeotto fu quel Facebook Messenger che è arrivato anche come applicazione a se stante nei computer Windows. Se poi non si ha uno smartphone e non si è su Facebook si rischia davvero di restare senza auguri di Natale o per il nuovo anno ma, d'altra parte, ce ne si può benissimo fare una ragione.
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